Ho pensato di scrivere qualche riga per spiegare cosa sia l'incisione calcografica, tecnica questa che ho avuto modo di praticare per diversi anni all'interno del mio corso di studi universitario all'Accademia di Belle Arti dell'Aquila. Cercherò di essere sintetico (e di conseguenza non esaustivo), per spiegare una tecnica di lunga tradizione (risalente al Rinascimento e all'invenzione della stampa occidentale) ma oggigiorno decisamente sconosciuta ai più.
Col termine di incisione calcografica si intende l'incisione su di un supporto metallico (detto matrice), sia esso rame, o più spesso zinco. In particolare è un incisione "in incavo", cioè scavando un solco sulla lastra (l'esatto contrario della xilografia, ovvero l'intagliato delle matrici in legno). Tale solco può essere effettuato con diverse tecniche, le cui principali sono: puntasecca, bulino, acquaforte, acquatinta, ceramolle, maniera nera.
Ma facciamo un breve riassunto delle tecniche (mi limiterò alle più comuni):
- Puntasecca: è la prima tecnica insegnata e la più semplice. Incide la lastra tramite l'omonimo strumento. I segni che produrrà risulteranno in stampa modulari e morbidi (simili al segno della matita).
- Acquaforte: si utilizza una puntasecca (o uno strumento analogo) per disegnare sulla lastra coperta da una sottile pellicola di cera impermeabile e affumicata a fiamma. L'acido mangerà in modo uniforme le parti scoperte dal segno da noi tracciato. Maggiore sarà la permanenza della lastra nell'acido, maggiore sarà la profondità del segno. La lastra potrà essere immersa a più riprese (ognuna delle quali sarà detta morsura) per avere segni di diversa intensità.
- Acquatinta: sulla lastra viene fatta depositare una polvere (detta clorofonia) nebulizzata in una cassa di legno. Quando questa sottile polvere si sarà depositata in modo uniforme, verrà sciolta a fiamma, in modo da solidificarsi sulla superficie della lastra. Si copriranno allora con una speciale vernice le parti che non si vorrà far mordere dall'acido, mentre le altre verranno corrose ma, risultando la clorofonia parzialmente coprente, si creerà una sottile retinatura tale da restituire mezzitoni di grigio. Maggiore sarà il tempo di immersione nell'acido (o l'intensità corrosiva dell'acido stesso) maggiore risulterà l'intensità del grigio, fino a raggiungere il nero. Come per l'acquaforte, anche in questo caso sarà possibile realizzare più morsure, per avere differenti valori tonali.
Ci sarebbero altre tecniche di cui parlare (comprese le fotomeccaniche) ma preferisco limitarmi alle sopracitate.
Si arriva poi alla stampa, in cui le lastre incise verranno ricoperte di inchiostro, ripulite manualmente nel modo appropriato (né troppo, né troppo poco), e poi stampate tramite la pressione di un torchio manuale su fogli di carta calcografica precedentemente inumiditi (se no c'è il rischio che si strappino). Ed infine si arriva al risultato!
La stampa è un processo tutt'altro che semplice e, al di là della qualità dell'incisione, se non si esegue nel modo corretto non si possono ottenere dei buoni risultati, infatti ogni tecnica (ma forse ogni lastra) richiede un inchiostro ed un metodo di pulitura propri.
Le lastre potranno essere stampate numerose volte, ma alcune tecniche (come la puntasecca) hanno dei limiti di riproducibilità oltre i quali i segni perdono di profondità.
Spero di aver chiarito qualche dubbio, pur conscio della superficialità del discorso rispetto alla materia trattata. Vi allego qualche stampa, altre ne troverete a questo indirizzo.
Tali tecniche sono suddivise in due categorie: tecniche a maniera diretta e a maniera indiretta.
Le prime (tra cui puntasecca, bulino, maniera nera) avvengono incidendo direttamente la lastra, come nel caso della puntasecca dove l'incisione avviene tramite un omonimo strumento dotato di una sottile punta metallica (simile ad un chiodo). Le tecniche indirette sono invece quelle, come acquaforte, acquatinta e ceramolle, in cui i solchi sono scavati da un acido nel quale le lastre vengono immerse dopo essere state adeguatamente trattate (vengono infatti protette da una speciale cera coprente, lasciando esposte solo le parti che si vuole far mangiare dall'acido).
Le prime (tra cui puntasecca, bulino, maniera nera) avvengono incidendo direttamente la lastra, come nel caso della puntasecca dove l'incisione avviene tramite un omonimo strumento dotato di una sottile punta metallica (simile ad un chiodo). Le tecniche indirette sono invece quelle, come acquaforte, acquatinta e ceramolle, in cui i solchi sono scavati da un acido nel quale le lastre vengono immerse dopo essere state adeguatamente trattate (vengono infatti protette da una speciale cera coprente, lasciando esposte solo le parti che si vuole far mangiare dall'acido).
Ma facciamo un breve riassunto delle tecniche (mi limiterò alle più comuni):
- Puntasecca: è la prima tecnica insegnata e la più semplice. Incide la lastra tramite l'omonimo strumento. I segni che produrrà risulteranno in stampa modulari e morbidi (simili al segno della matita).
- Acquaforte: si utilizza una puntasecca (o uno strumento analogo) per disegnare sulla lastra coperta da una sottile pellicola di cera impermeabile e affumicata a fiamma. L'acido mangerà in modo uniforme le parti scoperte dal segno da noi tracciato. Maggiore sarà la permanenza della lastra nell'acido, maggiore sarà la profondità del segno. La lastra potrà essere immersa a più riprese (ognuna delle quali sarà detta morsura) per avere segni di diversa intensità.
- Acquatinta: sulla lastra viene fatta depositare una polvere (detta clorofonia) nebulizzata in una cassa di legno. Quando questa sottile polvere si sarà depositata in modo uniforme, verrà sciolta a fiamma, in modo da solidificarsi sulla superficie della lastra. Si copriranno allora con una speciale vernice le parti che non si vorrà far mordere dall'acido, mentre le altre verranno corrose ma, risultando la clorofonia parzialmente coprente, si creerà una sottile retinatura tale da restituire mezzitoni di grigio. Maggiore sarà il tempo di immersione nell'acido (o l'intensità corrosiva dell'acido stesso) maggiore risulterà l'intensità del grigio, fino a raggiungere il nero. Come per l'acquaforte, anche in questo caso sarà possibile realizzare più morsure, per avere differenti valori tonali.
Ci sarebbero altre tecniche di cui parlare (comprese le fotomeccaniche) ma preferisco limitarmi alle sopracitate.
Si arriva poi alla stampa, in cui le lastre incise verranno ricoperte di inchiostro, ripulite manualmente nel modo appropriato (né troppo, né troppo poco), e poi stampate tramite la pressione di un torchio manuale su fogli di carta calcografica precedentemente inumiditi (se no c'è il rischio che si strappino). Ed infine si arriva al risultato!
La stampa è un processo tutt'altro che semplice e, al di là della qualità dell'incisione, se non si esegue nel modo corretto non si possono ottenere dei buoni risultati, infatti ogni tecnica (ma forse ogni lastra) richiede un inchiostro ed un metodo di pulitura propri.
Le lastre potranno essere stampate numerose volte, ma alcune tecniche (come la puntasecca) hanno dei limiti di riproducibilità oltre i quali i segni perdono di profondità.
Spero di aver chiarito qualche dubbio, pur conscio della superficialità del discorso rispetto alla materia trattata. Vi allego qualche stampa, altre ne troverete a questo indirizzo.















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